CRONACA

Il caso di abusi su minori nella comunità "Il Forteto"

Si riapre il caso "Il Forteto": un ospite accusa di essere stato obbligato a dichiarare il falso e denuncia gli abusi subiti.

Firenze. La procura ha aperto un’inchiesta per il reato d'istigazione a dire falsa testimonianza, in merito alle dichiarazioni fatte da una persona residente nella comunità Il Forteto di Vicchio (Firenze).
Durante il processo contro il fondatore Rodolfo Fiesoli e suoi collaboratori, accusati di maltrattamenti e violenze sessuali sui bambini affidati dal tribunale alla comunità fiorentina, bimbi allontanati dalla famiglia d'origine sotto l'intervento degli assistenti sociali, il ragazzo denuncia di essere stato obbligato a dare una visione felice e tranquilla, quando invece accadeva tutt'altro.
La coperativa agricola “Il Forteto”, nasce nel 1975 con lo scopo di “offrire condizioni di vita dignitose a chi lavora”, così spiegano sul sito, è un'azienda con fatturati di 15milioni di euro l'anno e con solida amicizia in ambienti di cooperative “rosse”, così numerose e fiorenti in Toscana.
Il testimone, che all'epoca era un bibmo di 11 anni, ha raccontato di aver dovuto mentire, oggi da adulto, al processo contro Fiesoli e gli altri, per subornazione da parte della comunità.
Dice in un'inchiesta del corriere fiorentino: “minacciarono di farmi passare per pazzo e di allontanarmi per sempre da mia figlia...così ho ceduto alle pressioni degli imputati e ho nascosto ai giudici l’inferno vissuto per 20 anni...subii un’angosciosa pressione dai genitori affidatari e dagli altri imputati perchè andassi in udienza”.
Parlò perciò del Forteto come di un luogo tranquillo, dove lui aveva vissuto serenamente coi genitori affidatari, ma ora dichiara: “sono stato costretto ad accusare mia madre di violenze che in realtà non ha mai compiuto” e denuncia di aver subito pressioni per riportare cose false in aula.
Per aver istigato il testimone a dare una falsa testimonianza, sono ora indagati i suoi due genitori affidatari.

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