Parroci scomodi

Firenze, è stato Betori a riporre Don Milani all'attenzione del Papa

L'Arcivescovo di Firenze Cardinal Betori nel 2013 mise all'attenzione del Papa il volume “Esperienze pastorali” ancora “sotto la proibizione di stampa e diffusione”

Firenze. “Don Milani? Non fu un ribelle, era solo inquieto per amore dei suoi ragazzi”. Così Papa Francesco parla di Don Lorenzo Milani, il prete che ha seguito “percorsi originali, a volte troppo avanzati e quindi difficili da comprendere nell'immediato”.
Il parroco che scrisse “Esperienze pastorali” e che la rivista gesuita “Civiltà Cattolica” nel 1958 (Don Lorenzo aveva 35 anni) condannò duramente, rientra nella Chiesa grazie al Vescovo di Roma argentino. Nessun altro Papa lo ha mai nominato, considerato negli anni del dopo guerra un comunista, sia dalla Curia fiorentina che vaticana, l'opera di Don Milani venne censurata e lui esiliato a Barbiana.
Oggi, con l'avvento del Papa che mostra al mondo il Cristo montato sulla falce e martello regalatogli dal boliviano Morales, rientrano nella Chiesa figure un tempo scomode e diversi esponenti ecclesiastici considerati “comunisti” vengono beatificati. Così anche per Don Milani inizia il percorso di riabilitazione nelle braccia del Vaticano, dovuto anche alla richiesta dell'Arcivescovo di Firenze Cardinal Betori che nel 2013 mise all'attenzione del Papa quel volume, “Esperienze pastorali” ancora “sotto la proibizione di stampa e diffusione”. Emerse così che per il prete scomodo non ci fu condanna, ma fu solo “una comunicazione dell'Arcivescovo di Firenze nella quale si suggeriva di ritirare dal commercio il libro e di non ristamparlo o tradurlo”.
Da Firenze quindi partì lo stop alle diffusione dell'idee del parroco di Barbiana e da Firenze ora si apre un nuovo percorso, perché, come ha detto la Congregazione per la dottrina della fede “le circostanze sono mutate e pertanto quell'intervento non ha più ragione d'esistere”.